Codice Diplomatico Gaetano - vol. II

Codice Diplomatico Gaetano - vol. II
Marca: LA POLIGRAFICA GAETA
Stato: Disponibile
Autore: SALVATORE RICINIELLO
Editore: LA POLIGRAFICA GAETA
Pubblicazione: 1989
Pagine: 311
Lingua: ITALIANO
Prezzo: 18,00€
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CENNI SUGLI ANNI E SULLE CARTE DEL SECONDO VOLUME
Negli anni dal 964 al 1012, lungo i quali si susseguono le carte del presente
volume, l’Italia (non l’intero Stivale, essendone esclusi i principati longobardi
di Capua-Benevento e Salemo, i ducati bizantini tirrenici di Gaeta, Napoli e
Amalfi, i territori bizantini di Puglia, Calabria e Sardegna, la Sicilia saracena
nonché, al nord, la Marca Veneta) si trova a far parte dell’impero Romano
d’Occidente, restaurato nella sua integrità nel 962 dal germanico Ottone I il
Grande, con le sue vittorie sulle popolazioni nomadi e semiselvagge dell’Eu—
ropa orientale che premevano sui confini imperiali. A Ottone I morto nel 973
seguì il figlio Ottone II e nel 983, e fino al 1002, il figlio di questi Ottone Ill.
Infine il successore di Ottone III fu Enrico II, che detenne il potere fino al 1024.
Merito primario di Ottone I fu di rinsaldare la stabilità dell’impero contro il
ribellismo dei grandi feudatari, alla cui radice era la prassi dell’ereditarietà dei
feudi medesimi. Per questo egli conferì sistematicamente ai vescovi i titoli
feudali e le funzioni relative. Poiché infatti i vescovi non potevano trasmettersi
il vescovato di padre in figlio, per cui alla loro morte i feudi, non potendo
passare a un erede, tornavano al sovrano che poteva così affidarli ad altra
persona di sua fiducia, l’istituto dei "vescovi—conti" escogitato da Ottone I ebbe
l’effetto sia di assoggettare all’imperatore, mediante il vincolo di vassallaggio,
una classe già straordinariamente potente, la quale agi da elemento equilibra-
tore rispetto alla tracotanza della feudalità laica, sia di elevare, in ultima analisi,
la qualità dell’attività pubblica, a disposizione della quale veniva messa l’im—
mensa forza morale e intellettuale del clero.
Due punti cruciali della politica italiana degli Ottoni furono l’assoggetta·
mento del papato e la conquista dell’Italia meridionale bizantina e longobarda.
L'assoggettamento del papato si poneva come conseguenza logica dell’istituto
dei vescovi-conti il quale, implicando la continua ingerenza dell’imperatore
nelle nomine dei vescovi, non poteva che sfociare nella sua pretesa di esercitare
un analogo controllo sull’elezione degli stessi pontefici romani. Gli Ottoni
esercitarono a tempo pieno tale loro diritto—pretesa, mettendo e togliendo dal
trono papi graditi o ostili, fino a quando l’aristocrazia romana, essa sì, avvezza
a disporre a piacimento del soglio pontificio, non insorse in armi contro Ottone
Ill e contro il suo appassionato disegno, consegnato alla storia col nome di
"Renovatio Imperii", di restaurazione della grandezza di Roma e dei Cesari.
Ottone III, addolorato e sdegnato per l’incomprensione delle fazioni romane,
ne soffocò ferocemente le agitazioni, prima di morire, nel 1002, appena
ventiduenne, portandosi nella tomba il sogno della “Renovatio".
Anche i tentativi di conquista del Mezzogiorno d’Italia fallirono, risoltisi
nelle sconfitte di Ottone II e di Ottone III nelle loro campagne militari.
Sceso per due volte nel 999 nel sud Italia, una volta nei primi mesi dell’anno
 

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