L'assedio di Gaeta

L'assedio di Gaeta
L'assedio di Gaeta L'assedio di Gaeta L'assedio di Gaeta
Marca: CARAMANICA EDITORE
Stato: Disponibile
Autore: Luigi Cardi
Editore: Caramanica Editore
Pubblicazione: 2010
Pagine: 240 43 illustrazioni
Lingua: ITALIANO
Prezzo: 45,00€
Qtà:  Acquista
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Con questo volume si pubblicano, in anastatica, il Testo e l’Atlante sull’assedio di Gaeta del 1860-61, editi dal Ministero della Guerra nel lontano 1864.

L’avvenimento è l’occasione del 150° dell’Unità d’Italia per celebrare, pensare e rileggere la storia prendendo in considerazione tutte le nuove acquisizioni culturali, che spesso risalgono ai ricordi scolastici.

Luigi CiardiSenza voler esaltare la preziosità dell’opera, il lavoro del prof. Luigi Cardi, al quale si devono anche la valutazione e l’interpretazione dei disegni e delle vedute di questa pubblicazione.

Disponiamo, pertanto, elementi per una lettura delle immagini, attraverso il suo studio, il supporto alla ricerca con la consultazione e l’analisi meticolosa della riproduzione estetica e figurativa.

Bisogna, inoltre, ricordare che il patrimonio cartografico antico (costituito da carte
, atlanti geografici, planisferi, mappamondi),

conservato a livello mondiale presso svariate istituzioni, o collezioni private è immenso. Si tratta di beni culturali preziosi, perché di straordinario valore storico, artistico e documentario, ma spesso scarsamente conosciuti o non accessibili al pubblico, e soprattutto valorizzati in modo episodico e frammentario. Oggi grazie alla pubblicazione di questo volume e allo sviluppo di nuove tecnologie digitali, possiamo integrare anche un’attività di tutela e catalogazione di materiale documentario e cartografico, e di messa in rete delle informazioni ivi contenute.

Poiché il focus dell’analisi è, in parte, la resa di Gaeta, non possiamo non valutare il percorso storico-politico che ha portato alla trasformazione del nostro territorio, individuando in alcuni periodi i momenti-chiave di lettura dello spazio geografico, quali momenti utili e caratteristici per la definizione degli stessi eventi storici.

Certo, la ritirata di un esercito borbonico che da Calatafimi al Volturno ebbe tutte le possibilità di annientare il nemico; una ritirata che non riesce a spiegarsi se non con possibili iniziative particolari di singoli generali che per ambizione o per denaro hanno negoziato con Garibaldi e Cavour. Ciò trova riscontro anche nella pubblicazione di questa opera che servì alla resa di Gaeta, copia appunto della cartografia dell’Officio Topografico di Napoli.

Infatti, poiché l’esercito piemontese, comandato dal generale Enrico Cialdini, iniziò sul fronte di terra il 5 novembre 1860 le operazioni d’assedio, calcolando i tempi brevi che ebbe, ci domandiamo, come avrebbe potuto rilevare il territorio, pianificare le opere territoriali servite all’assedio (12 novembre 1860-13 febbraio 1861) senza l’uso delle cartografie già in precedenza elaborate dai tipografi e incisori napoletani?



Un’altra valutazione riguarda poi, le vedute dei giornalisti al seguito dell’esercito piemontese, pubblicate da alcuni giornali stranieri dopo l’assedio, che per la verità assomigliano molto, anche se in forma di schizzi, alle litografie edite da C. Perrin figg. 1 e 2, di C. Bossoli1. Infatti, sono visibili, anche, alcuni disegni pubblicati da “The Illustrated London News” del 23 marzo 1861 sugli effetti dell’esplosione della polveriera sui bastioni di S. Antonio, fig. 3 e da “Le Monde Illustré” sull’evacuazione

di Gaeta durante l’armistizio nel novembre del 1860, figg. 4-5.

Particolare effetto è lo schizzo di M. Anesy, pubblicato durante i bombardamenti da “Le Monde Illustré” che il giornalista Maxme

Vauv valutava come “sono stati importanti i formidabili preparativi per le trincee e le batterie piemontesi destinate a cannoneggiare la città con i più potenti ordigni che l’arte della guerra mette a loro disposizione”. Inoltre commentava come la diplomazia francese, evidentemente, cercava la soluzione di evitare il bombardamento di Gaeta, anche se contemporaneamente iniziava l’assedio da parte dell’esercito e della marina del regno sabaudo o meglio con le altre marinerie presenti nel Golfo di Gaeta. Infatti, il 22 gennaio 1861 furono unificate le Marine sarda, borbonica, e successivamente, il 17 marzo 1861, con la proclamazione del Regno d’Italia da parte del Parlamento di Torino, nasceva la

Regia Marina. Furono, quindi, unificate le Marine: sabauda, borbonica, toscana e pontificia.

La flotta navale, esistente all’epoca, che aveva inglobato uomini e navi, ereditò la tradizione marinara delle due maggiori marine che avevano concorso a comporla, quella del Regno di Sardegna e, soprattutto, quella della Real Marina del Regno delle Due Sicilie, la Marina Militare più autorevole fra quelle preunitarie.

Infatti, dalla marina borbonica provennero gran parte dei mezzi e, per volontà dello stesso Cavour, si ripresero le uniformi, i

gradi e i regolamenti per la nuova Marina unitaria, riconoscendo così l’indiscutibile organizzazione. All’atto dell’unità, la neo Regia Marina, disponeva di un buon numero di navi sia a vela che a vapore, ma inizialmente furono limitate sia le capacità operative, dovute all’eterogeneità delle componenti che la costituirono sia per la mancanza di uniformità e di coesione e per l’ostilità fra gli ufficiali della stessa flotta. Questi problemi sono stati poi, complicati dalla continuazione delle due scuole di formazione, la prima a Genova e la seconda a Napoli e ciò durò fino all’apertura nel 1881 di un’Accademia Navale unificata a

Livorno. Inoltre, l’unificazione è stata condotta nel periodo che negli altri Stati europei, come la Francia, avevano introdotto innovazione nella tecnologia navale e nelle tattiche navali. Questi cambiamenti imprevisti avevano reso di fatto, obsoleta le vecchie navi da guerra della marineria italiana. L’Italia, pur possedendo sia i cantieri navali che le infrastrutture per costruire le navi moderne richieste, programmò, con l’ammiraglio conte Carlo Pellion di Persano, allora ministro, un programma per comprare le navi da guerra straniere. Senza entrare nello specifico su cosa avvenne dopo con la battaglia di Lissa (1866), ritornando alla nostra pubblicazione, lasciamo al lettore l’analisi a posteriore. Per un maggior approfondimento si rinvia al contributo, presente nel testo, del Contrammiraglio Pierpaolo Cagnetti a cui va il nostro ringraziamento.

Il 13 febbraio 1861, Gaeta capitolava continuando l’incessante martellamento dei cannoni da parte delle batterie piemontesi, la sera dello stesso giorno si giungeva così, alla fase conclusiva delle trattative per la resa senza che per un solo minuto si sia stato ordinato il “cessate il fuoco”, le truppe piemontesi prendevano possesso della piazzaforte, fig. 7.

Il 14 febbraio Francesco II e il suo seguito s’imbarcavano sulla corvetta francese Mouette, fatta venire appositamente da Napoli. Il monarca, salutato con la salva reale di 21 colpi della batteria Santa Maria e con il triplice ammainarsi della bandiera borbonica di Punta Stendardo, fig. 6, prendeva “la dolorosa via dell’esilio da quella terra che l’aveva visto nascere”.

Con la resa della piazzaforte, nasceva così l’Italia Unita.

Certo queste carte e vedute, contenute in questo libro, hanno un fascino esclusivo che consiste nel suo essere essenziale, d’immediata lettura e con tali informazioni che evocano molte suggestioni del passato.

Un particolare ricordo all’Editore Caramanica, che ha voluto la ristampa anastatica delle due opere, anche se soltanto riferite all’assedio di Gaeta. Per questo gravoso impegno, assolto tipograficamente in maniera impeccabile, dobbiamo esprimergli la nostra gratitudine.

La pubblicazione di questo Atlante diventa così un importante strumento di approfondimento, una sorta di grande lente 
d’ingrandimento che facilita la lettura della storia; un patrimonio culturale da salvaguardare con il preciso intento di mantenere sempre viva la memoria storica e la conoscenza del processo di unificazione dell’Italia.

Luigi Valerio


PRESENTAZIONE

La ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia è un significativo appuntamento per sottolineare, con iniziative di alto valore

storico e documentale, il contributo che anche la Lega Navale Italiana ha dato sin dalla sua nascita, nel 1897, alla diffusione

della cultura e della coscienza marinara tra gli Italiani. Con i nostri 8000 chilometri di coste e con l’importanza che l’ambiente marittimo ha avuto, sin dalla nascita della Nazione unificata, per il suo sviluppo ed il suo inserimento tra le nazioni più progredite, l’amore e la sensibilità di ogni italiano verso il mare sono stati e sono elementi essenziali dei sentimenti di identità e di unità nazionale.

In questa cornice di cultura e di valori si inserisce l’iniziativa della Sezione di Sperlonga della L.N.I. - a cui va il mio vivo compiacimento insieme al suo Presidente Arch. Luigi Valerio - di procedere alla pubblicazione in anastatica del Testo e dell’Atlante dell’Assedio di Gaeta curata dal prof. Luigi Cardi, opera rara e di particolare interesse storico, perché riferita alle operazioni militari che, anche con il supporto della neonata Marina nazionale unificata, si conclusero con la caduta dell’ultima piazzaforte del Regno delle Due Sicilie e conseguente partenza del Re Francesco II per l’esilio.

Tale pregevole pubblicazione è completata da una incisiva ricostruzione storica degli eventi che in dettaglio portarono alla nascita della Marina Militare Italiana nel 1860 e da una qualificata riflessione sull’importanza della cartografia nel documentare e far comprendere gli eventi che hanno prodotto significativi cambiamenti nella vita e nella storia delle Nazioni.

Un plauso particolare va anche al Contrammiraglio Pierpaolo Cagnetti, Socio della Sezione L.N.I. di San Benedetto del Tronto, che con competenza professionale e passione di studioso, ha attualizzato la valenza di un documento, pregevole anche da punto di vista artistico, che rappresenta un forte contributo alla qualità delle radici storiche della Marina Militare Italiana e della Nazione Italia.

Ammiraglio Marcello De Donno

Presidente Nazionale della L.N.I.


INDICE

M. DE DONNO - Presentazione pag 5

L. VALERIO - Introduzione » 7

P. CAGNETTI - Nascita della Marina Militare Italiana » 13

L. VALERIO - La cartografia del Reale Officio Topografico del Regno di Napoli prima dell’Unità d’Italia » 21

L CARDI - L’assedio di Gaeta (1860-1861) » 31

Il Genio nella campagna d’Ancona e della Bassa Italia 1860-1861.

TESTO » 47

Avvertenza » 49

- Lettera del Luogotenente Generale del Genio, L.F Menabrea, al Ministro della Guerra » 50

- Lettera del Ministro della Guerra, A Petitti, al Generale L.F. Menabrea » 51

- L.F MENABREA, Proemio » 52

- Rapporto di L.F Menabrea al Generale E Cialdini sui lavori del Genio » 56

- Indicazioni sommarie dei lavori del Genio durante l’assedio » 65

- Quadro del Corpo d’assedio » 78

- Giornale delle operazioni del Genio » 80

- Ordine del giorno 17 febbraio 1861 del Generale E Cialdini » 151

- Capitolazione per la resa di Gaeta » 152

- Descrizione delle più importanti opere eseguite dal Genio » 158

Il Genio nella campagna d’Ancona e della Bassa Italia 1860-1861.

ATLANTE - PARTE I - Assedio di Gaeta » 213

TAV I - Gaeta Veduta dal Monte Lombone » 214

TAV II - Gaeta e dintorni coll’indicazione di tutti i lavori dell’assedio » 215

TAV III - Gaeta Piano Direttore dei lavori dell’assedio » 216

TAV IV - Gaeta » 218

TAV V - Stabilimento del Parco e baraccamenti » 220

TAV VI - Strade » 221

TAV VII - Strade » 222

TAV VIII - Batteria blindata di casa Albano Passaggi blindati » 224

TAV X - Batteria presso la cascina Schiappa » 225

TAV XI - Batteria dell’Atratino » 226

TAV XIV - Trincee e difese accessorie » 227

TAV XV - Brulotto Confienza » 228

TAV XVI - Pontone-brulotto Brulotto Curtatone » 229

- PARTE III - Vedute pittoriche » 230

TAV I - Parco principale del Genio » 231

TAV II - Interno della batteria blindata di casa Albano » 232

TAV III - Batteria n VII sul Monte Lombone » 233

TAV IV - Batteria all’Atratino con cannoni Cavalli » 234

TAV V - Il Generale Cialdini alla torre Atratino (22 gennaio 1861) » 235

TAV VI - La messa funebre sull’istmo di Gaeta (17 febbraio 1861) » 236

 

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